Cagliari, 14 febbraio 2010

E LA SARDEGNA?

Sarò io il ministro della Sardegna” rispose uno degli ultimi presidenti del Consiglio della prima Repubblica a chi gli chiedeva conti sul fatto che nella lista dei ministri non compariva nessun ministro sardo. Probabilmente quella risposta fu talmente convincente (e i risultati altrettanto strabilianti) che nei successivi trent’anni quella domanda non venne più fatta ai premier che si sono succeduti a Palazzo Chigi. Nonostante siano stati appena un paio (o poco più) i ministri sardi che hanno fatto parte dei 17 dicasteri (per un totale di circa 400 ministri) formati fino a quello attuale.

          Anche in quest’ultima crisi di governo la Sardegna è stata a guardare, a subire gli accadimenti: sono stati gli altri, come sempre, a fare e a disfare. A disfare e a fare. Solo un parlamentare isolano ha fatto da comparsa durante le consultazioni con il Capo dello stato. Si è fatto notare soprattutto per come è riuscito ad abbottonarsi (male) la giacca all’uscita dello studio presidenziale, durante le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal suo capo delegazione.

È vero che i politici sardi non sono più quelli di una volta. Ma neanche quelli delle altre regioni lo sono. Eppure gli altri in qualche modo fanno nascere, amministrano e dominano gli eventi. A volte in modo onorevole, a volte meno.

          Anche questa volta sarà il presidente del Consiglio a fare il “ministro della Sardegna”? Sarà direttamente lui a tagliare una fetta (fettina?) dei miliardi europei e a indirizzarli verso l’Isola?

Buon San Valentino a tutti.

A. M.  

 

 

 

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