Un chirurgo per la Capitale

Ignazio Marino 3
Cagliari, 11 giugno 2013
UN CHIRURGO PER LA CAPITALE
L’ex senatore del Pd ai vertici della Capitale
La città eterna ha scelto Ignazio Marino. Sarà il medico chirurgo di origini siculo-genovesi a guidare Roma per i prossimi cinque anni grazie alla vittoria al ballottaggio (63.9% contro il 36.1) con il sindaco uscente Alemanno. La vittoria dell’esponente del centrosinistra è maturata in un contesto di crollo dell’affluenza alle urna. In questo turno di ballottaggio a Roma ha votato il 45% degli aventi diritto contro il 51% registrato al primo turno. E questa volta non si può giustificare il crollo dell’affluenza a causa della contemporanea presenza del derby capitolino come si era fatto (molto generosamente) in occasione del primo turno elettorale di due settimane fa.
“Sono davvero tantissime le cose che devono essere fatte in questa città – ha detto il nuovo sindaco a risultato acquisito – perché Roma possa riprendersi il ruolo internazionale che le spetta. Roma deve essere una città dove si premia il merito, con una discontinuità rispetto al passato, una città che non si dimentica neanche un solo istante di chi è rimasto indietro. Un valore culturale del centrosinistra, la solidarietà, che questa sera, in questa città, vince. Spero di avere la collaborazione di quelle forze che hanno partecipato alla gara elettorale, come il Movimento 5 Stelle e quella rappresentata da Marchini, confrontandoci sui temi, sulle questioni, sulle soluzioni per la nostra città. Mi aspetto questo anche dal sindaco uscente. Oggi il centrosinistra ha vinto in tante città. Ma Roma è la capitale, ed è da qui che dobbiamo riacquisire un ruolo di guida morale per il nostro Paese”.
Ignazio Marino è diventato noto al grande pubblico nel 2009, in occasione delle primarie del Pd per la scelta del segretario nazionale del partito. Fino ad allora era sicuramente più conosciuto nel mondo della medicina. Soprattutto negli Usa. Quando nel 2000 lasciò la Jefferson University di Filadelfia, la più importante università di medicina degli Stati Uniti, per andare a Palermo ad aprire un centro trapianti di fegato e rene, la sopravvivenza dei trapiantati di fegato dell’istituto scese al 75%. E siccome a Filadelfia si poteva scegliere tra cinque diversi centri di trapianto, i malati preferivano andare da altre parti e l’università iniziò a perdere prestigio e soldi.
Nei tre anni trascorsi in Italia una volta aperto il centro trapianti di Palermo e riscontrati i primi successi con la realizzazione di 60 trapianti l’anno con pazienti che arrivavano da tutto il Mediterraneo e altri pazienti che potevano finalmente evitare i lunghi e costosi viaggi della speranza, il chirurgo Marino ebbe modo di misurarsi con il complesso mondo della politica. Prima con quella regionale che propose a un certo punto di riorganizzare l’istituto in 16 divisioni per poter meglio “organizzare” le 300 assunzioni e meglio gestire i 25 milioni di euro da spendere in attrezzature, poi con quella nazionale quando l’allora ministro della Salute Sirchia lo censurò ufficialmente per aver trapiantato il rene a un paziente sieropositivo. Alla censura, motivata dal fatto che il trapianto avrebbe avuto “effetti catastrofici”, seguì la diffida a eseguire altri trapianti su pazienti sieropositivi. Solo nel 2004 una Commissione apposita stabilì che si potevano effettuare quel tipo di interventi su pazienti di analoga patologia. Marino intanto però, aveva ripreso il volo per la Jefferson University di Filadelfia. Dove nei tre anni successivi al suo ritorno, la percentuale di sopravvivenza dei pazienti trapiantati di fegato tornò al 100%.
In tanti si sono chiesto come mai un chirurgo con questo curriculum a un certo punto abbia deciso di entrare in politica. A passare da un mondo dove gli importanti risultati del proprio operato sono quotidiani a un altro dove invece è sempre difficile far germogliare qualcosa di veramente concreto. Forse sono le vicissitudini dell’esperienza palermitana che hanno indotto Marino a passare dall’altra parte e a tornare in Italia nel 2006 per candidarsi al Senato con L’Unione di Prodi e presiedere la Commissione d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale; per ricandidarsi poi nel 2008 sempre al Senato e alle già citate primarie del 2009 in competizione con Franceschini e Bersani. Per essere poi confermato senatore alle politiche del 2013 e partecipare alle primarie romane che lo designano come il candidato del centro sinistra che dovrà sfidare il sindaco Alemanno, espressione del centro destra, alle comunali.
Durante la campagna elettorale soprattutto il tema dell’Imu è stato centrale nei programmi dei due maggiori competitors. E in un periodo di larghe intese nazionali, proprio le diverse politiche sull’odiato obolo hanno contribuito a evidenziare le diverse e contrapposte visioni sul futuro della capitale. Per il candidato del centro sinistra la tassa sulla casa va rivista in funzione del reddito della famiglia che la possiede; per il sindaco uscente Alemanno l’Imu sulla prima casa è stata già eliminata dalla sua giunta per il 36% dei romani grazie al riordino delle rendite catastali che ha fatto emergere un “nero” di 116 milioni di euro e, perfettamente in linea con il Pdl, auspica che il governo nazionale elimini l’Imu sulla prima casa a tutti i cittadini. Ma anche in tema di immigrazione e diritti civili le visioni dei candidati si sono rivelate diverse e in linea con i partiti di provenienza. In materia di immigrazione il sindaco uscente è stato chiaro: ben vengano gli stranieri che lavorano, fuori quelli che delinquono. Mentre Marino è rimasto più vago proponendo un patto tra integrazione e legalità. Posizioni lontane e nazionali anche sul tema dei matrimoni gay. Alemanno: “No ai matrimoni gay in Campidoglio, colpirebbero l’immagine di Roma”; Marino: “I diritti delle persone vanno rispettati”. In tema di turismo naturalmente le soluzioni sono più “locali”. Mentre Alemanno propone la valorizzazione del lungo mare di Ostia e rimarca l’aumento del 25% dei turisti a Roma durante il suo mandato auspicandone l’ulteriore aumento grazie a Papa Francesco, Marino propone la pedonalizzazione dei Fori Imperiali per rendere più vivibile il “parco archeologico più grande del mondo”.
Sarà stata la diversa visione su queste e altre politiche a far propendere l’elettorato romano verso la scelta di Marino o avranno influito anche altri fattori? Quanto avranno pesato lo scandalo di “parentopoli” che ha coinvolto l’ex primo cittadino e la sua squadra di assessori e quello relativo alla gestione dei soldi ai gruppi consigliari della regione Lazio di Polverini e Fiorito? Con Alemanno cade uno degli ultimi baluardi in mano a esponenti del Pdl o se si preferisce, della ex Alleanza Nazionale.
E quanto staranno pesando le scelte governative del dicastero guidato da Letta sull’entusiasmo di andare a votare della gente (a Roma l’affluenza è stata del 45% ma in tutti gli altri centri non è andata granché meglio, il 48%) contraddistinte finora soprattutto nel rinvio delle decisioni sugli importanti provvedimenti tanto citati in campagna elettorale? Dalla prima rata sull’Imu (rinviata al settembre 2013) all’abolizione dei rimborsi elettorali (2017) e ora pare anche dell’aumento dell’iva previsto per luglio (al dicembre 2013).
Mentre molti addetti ai lavori si chiedono quanto il risultato a senso unico di queste amministrative (16 comuni al Pd e 0 al Pdl) condizionerà la tenuta delle intese larghe governative, i cittadini romani, e non solo loro, si augurano che Marino sia veramente il sindaco di tutti (come tutti i neo primi cittadini si affrettano a dire appena eletti) e non soprattutto il sindaco dei propri amici, parenti e conoscenti.
A.M.
L’ARTICOLO E’ LEGGIBILE ANCHE SU “L’INDRO – Quotidiano indipendente”

1 commento su “Un chirurgo per la Capitale

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