Cagliari, 2 novembre 2019

UMBRIA, ITALIA

A suo tempo tra i primi ad aver stimato (a suo modo) il fenomeno è stato Bersani parlando della “mucca nel corridoio” e così argomentando: “Io sono di Bettola, lì abitano ancora i miei amici d’infanzia. Tutti comunisti, fin dalla nascita. Adesso votano Salvini. E me lo dicono!”.

Anche tra gli iscritti alla Cgil molti sono diventati elettori della Lega. E lo stesso Landini quando l’ex ministro dell’Interno ha convocato i sindacati per una delle tante vertenze in corso non si è potuto sottrarre all’incontro.

In Umbria una parte dei voti che hanno alimentato il consenso leghista proviene, oltre che dall’astensione e dal M5S, dall’elettorato di sinistra. Già, l’Umbria. La competizione elettorale in quella regione secondo l’attuale Premier era poco significativa perché il suo numero di abitanti era simile a quello della provincia di Lecce. Ignorando il particolare che quello da comparare era l’aspetto politico e non quello demografico. Per 50 anni infatti in quella regione ha amministrato la sinistra in tutte le sue declinazioni. Perdere in uno dei bastioni rossi non era proprio come perdere il Salento.

In Umbria, come già capitato in altre regioni e città importanti, più della metà dei votanti ha premiato il centro destra. Non quello a trazione moderata del passato (con Forza Italia di Berlusconi) ma un destra – centro a trazione  Lega – Fdi. In passato la fiducia era stata riposta soprattutto su un imprenditore di successo e su un partito contenitore della precedente tradizione moderata (Dc e Psi). Quella trazione moderata si sta estinguendo politicamente assieme al suo principale ispiratore.

Molti esponenti politici e analisti (di parte?) sostengono che la destra di Salvini e Meloni non sia moderna, europea e liberale ma esclusivamente razzista e xenofoba. Alla maggioranza degli elettori sembra però non interessare. E, appena potrà tornare a votare, sembra abbia tutte le intenzioni di consegnare a questa nuova destra – centro il prossimo governo dell’Italia. Le politiche alla “prima gli italiani”, quota 100, “più sicurezza”, flat tax e “porti sigillati” sembrano convincere i più.

La “mucca di Bersani” ha tutta l’aria di marciare spedita verso il Palazzo.

A. M.

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