Cagliari, 29 settembre 2018

L’INTELLETTUALE DELLA PORTA ACCANTO

Se n’è andato lo scorso mese di maggio. Non prima di veder vincere il 36° scudetto alla “sua” Juventus e di ascoltare la musica di Piero Marras al concerto in onore di Sant’Efisio. Due delle sue grandi passioni.

Fu proprio il comune amore per quelle “vibrazioni del sottosuolo della Sardegna” come lui le definiva, a farci incontrare. Era il 1991 quando ci parlai per la prima volta telefonandogli alla Regione (era allora Capo ufficio stampa della Giunta) per chiedergli un’intervista su Funtanafrisca, l’album di Marras uscito nell’87 del quale era stato autore dei testi: “Pronto prof. Pillonca … onorato di conoscerla” e dall’altra parte della cornetta “Eh, azzidènte … chiamami Paolo”. Era così Paolo Pillonca, l’intellettuale della porta accanto.

L’ultima volta lo vidi nella redazione di Lacanas quando mi consegnò fresco di stampa il numero della rivista che pubblicava la mia recensione su Ali di stracci, il disco di Marras di recente uscita.

Tra questi due episodi tanti altri bei momenti: un’altra intervista nel ’95 per parlare di Tumbu, l’altro disco di Marras del quale scrisse una parte dei testi; la presentazione del disco in occasione della giornata dedicata a Maria Carta e quella di Chent’annos (’96), il saggio sul centenario delle gare di poesia, entrambe a Samugheo; la presentazione de L’artista e il cinghiale ad Atzara (2001), il mio libro dedicato a Piero Marras; l’intervista che ebbe piacere di farmi sul mio archivio di pagine di giornale, pubblicata da La Nuova Sardegna (2012) per la sua rubrica “Gli uomini e le idee”.

Tutti questi incontri hanno avuto come comune denominatore due autentiche eccellenze: la specialità del suo modo di parlare e il grande amore per la Sardegna. Le conferenze, le interviste e le semplici chiacchierate sono sempre state contraddistinte dalla ricchezza del suo linguaggio, dalla chiarezza espositiva, dalla profondità dei suoi ragionamenti. Un modo di parlare unico, raffinato, chiaro. Dal lessico ricco. Sempre in possesso dei cosiddetti “vocaboli di scorta” come li definiva Sandro Ciotti. Che parlasse di letteratura, poesia, politica o calcio. Che argomentasse in italiano o in limba.

E il suo grande amore per la Sardegna e la lingua sarda. Per i sardi e la poesia sarda: “Il mio vero mestiere è quello di studiare i meccanismi dell’oralità poetica. Ma quello che mi interessa di più, come curiosità e anche come fascino di mistero, è l’origine delle vena del canto delle nostre popolazioni. Della parola cantata. La parola è la nostra maggiore ricchezza, quando viene usata in maniera onorata e misurata. Proprio come la usavano i nostri antenati”. Così mi disse parlando di Chent’annos. Quante volte lo lesse mio padre, anche lui appassionato di poesia estemporanea, ogni volta estasiato e sorpreso che un canto così antico e così aderente alla (sua) società agro pastorale, potesse essere studiato in modo così scientifico e accessibile a tutti.

Paolo Pillonca continuerà a vivere nelle sue opere. Nei libri: tra gli altri Sardegna segreta, Il fascismo e il clero nel divieto delle gare poetiche, Chent’annos, cantadores a lughe ‘e luna e Antonandria, il bandito senza colpa. Negli articoli scritti per i giornali. Nella rivista Lacanas da lui fondata e diretta per tanti anni. E nei testi di Funtanafrisca e Tumbu: tra gli altri Domos de pedra, Osposidda, Ses tue, Trumas, Boe muliache, Sa oghe ‘e Maria, Ardia. E Frores de mendula, il suo preferito: “Una dedica a un amico scomparso. Un pastore cieco che impartiva lezioni di vita, appartenente alla categoria degli uomini veri. Nella sua tomba vennero scritte soltanto  nome, data di nascita e di morte. Per questo scrissi questo ricordo che nelle mie intenzioni non avrei reso pubblico. Casualmente Piero lo vide e lo musicò in un attimo ”.

E proprio con questo brano Piero Marras ha voluto dargli l’ultimo saluto all’uscita della chiesa di Santa Maddalena a Seui: “Si mi nd’ammento. Mi enis a bortas, finament’in su sonnu a passu lentu …”.

Adiosu professor Paolo.

A. M.

 

Questo articolo è stato pubblicato nel numero di settembre di Lacanas la rivista fondata da Paolo Pillonca

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