Lezioni di vita

Lezioni di vita

Cagliari, 08 marzo 2025

LEZIONI DI VITA

Mio padre bambino, in uno scatto d’epoca con un amico d’infanzia. Immerso in quel mondo, la campagna, dove per una vita intera si sarebbe sentito in perfetta simbiosi. Il suo habitat naturale, o ‘comfort zone’ per dirla modernamente.

Vi approdò stabilmente a undici anni, dopo la quinta elementare. Visti i buoni profitti avrebbe voluto continuare gli studi ma da unico figlio maschio dovette giocoforza andare a lavorare per aiutare la famiglia. “Gran peccato, andava molto bene a scuola” mi diceva un suo compagno di classe poi diventato mio insegnante di educazione fisica alle scuole medie.

Diventato adulto un amico più grande di lui, notabile del posto, gli chiese di occuparsi dell’impianto della sua vigna. Impianto e successiva gestione per portare la coltura verso la migliore produzione. Per un allevatore e bracciante agricolo – con spiccate attitudini da vignaiolo – forse il compito più prestigioso che potesse capitare.

Fare quella vigna – anche tenendo conto del rango del committente – rappresentava in qualche modo l’opportunità di realizzare la sua personale ‘grande opera’.

Dopo l’impianto iniziò ad allevarlo con cura, dedizione e sentimento. I metodi, le tecniche e le prove che adottava nei vigneti di proprietà, li applicava a quello ‘in gestazione’. Già dopo i primi anni l’impegno profuso iniziò a dare i suoi frutti e quel vigneto ricambiò la fatica e l’affetto ricevuti manifestando tutto il suo splendore.

Anni dopo con la produzione ormai a regime, l’amico notabile decise inspiegabilmente di ‘sollevarlo’ dall’incarico preferendogli un collega. Grande fu il suo rammarico quando apprese la notizia.

Alla fine capì che questo nel lavoro e nella vita poteva accadere, rispettando – ma non condividendo – la scelta del datore di lavoro.

Continuare a svolgere quel compito – ora che aveva raggiunto maggiore esperienza e preparazione – avrebbe significato seguire la vita del pregiato vitigno anche nella fase più matura, curando le produzioni della seconda parte del suo ciclo vitale. Applicare migliorie al lavoro fatto fino ad allora, compiacersi della gratificazione del committente e del gradimento dei visitatori. E, soprattutto, di coloro che avrebbero assaggiato il prodotto finale: il vino rosso da tavola.

La delusione fu davvero grande. Ma da buon incassatore quale era – dopo la dovuta elaborazione dell’accaduto – fu di nuovo pronto alla ripartenza verso altri impegni di lavoro, il meticoloso ‘governo’ della famiglia e la cura delle sue passioni.

A.M.