Arzachena, 13 agosto 2022

C’ERA UNA VOLTA LA LUNA

A vederla dall’alto, percorrendo la litoranea al tramonto, appare come un ologramma di Porto Cervo. Ha subito una bella metamorfosi Golfo Aranci negli ultimi lustri, grazie ad amministrazioni capaci e creativi illuminati. Una riqualificazione urbanistica del salotto buono, porto turistico e piazza Cossiga in primis: in perfetto stile smeraldino, seppur fuori giurisdizione della Costa, nel rispetto della originaria matrice gallurese. Tutt’attorno viuzze piene di locali, pizzerie, bar, ristoranti e trattorie all’aperto arredati con gusto e strapieni di avventori provenienti da ogni dove.

            E’ in questa cornice incantata che ha tenuto il suo concerto ‘tematico’ Piero Marras, la vigilia di San Lorenzo. L’ha titolato ‘C’era una volta la luna’ riprendendo l’incipit di ‘Notte lituana’ e proponendo una scaletta di brani rispettosa dell’attualità internazionale, dalla guerra in Ucraina all’anniversario della tragedia dei minatori di Marcinelle.

Ha scavato nel suo repertorio bilingue ultraquarantennale mastru Marras, mettendo d’accordo i tanti spettatori accorsi ad applaudirlo, indigeni e non, italiani e stranieri. Autentiche pietre preziose incastonate in un unico pentagramma senza tempo. “Mere manna mere mea, fala como dae su chelu, gai ti faghes un’idea, si su mundu est macu a beru” è del 1985 ma “Visto quello che sta succedendo è come se l’avessi scritta oggi” commenta Marras presentando il brano. E poi, tra gli altri, Basta chiudere gli occhi, Si deus cheret, Sparagli Joe, Sixteen tons (Unu fizu ‘e miniera), Uomo bianco, Chi meglio di noi, Arbore ‘e pake, Notte lituana, Stazzi uniti, Durusia, Ses tue. Per chiudere infine col bis, richiamato a gran voce, con Trumas e Bentu ‘e makighine.

            Come suo solito non si è risparmiato Piero Marras, nelle più di due ore di spettacolo, coadiuvato da una band di musicisti di assoluto livello (Maurizio Vizilio alla batteria, Gianluca Gadau alla chitarra, Stefano Maltagliati al basso, Roberto Putzu alle tastiere, Manuel Rossi Cabitza alla fisarmonica) alternando le canzoni agli intramezzi parlati, i secondi applauditi quanto le prime. Proponendo brani in italiano e in limba, una musica nell’innovazione della tradizione, accessibile universalmente, senza confini geografici. Voce solista e ‘voci’ strumentali che si fondono in un suono antico e moderno allo stesso tempo, un unicum originalissimo, autentica griffe di questo straordinario artista.

Un suono volato verso l’infinito a incontrare le stelle di San Lorenzo. Con la luna sola spettatrice del magico contatto.

Grazie Piero per la bellissima serata.

A. M.

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