Cagliari, 22 maggio 2021

I SIGNORI DEL BAR

Andiamo al bar di Mario o al bar di Piero?”. Chissà quante volte è stata pronunciata questa frase da intere generazioni. Per decenni, tra gli anni ’70 e ’80, non ci sono stati dubbi: nel primo la maggior parte degli avventori erano ragazzi o su di lì, nell’altro dagli anta in su. Solo negli anni a seguire il target dei due esercizi è diventato promiscuo.
Due locali che da quasi cinquant’anni sono luogo di aggregazione sociale, di dopolavoro, di confronto politico e sportivo, di incontri amicali e sentimentali. Complementari a balere e discoteche. Entrambi gestiti da due personalità di rara fattura, depositari di una stima unanime: professionali, umani e autorevoli. A parlarci si avvertiva quella gradevole sensazione di conversare con autentiche autorità locali. Alla pari di quelle canoniche.
          Dell’uno colpiva l’espressione bonaria e una capacità di ascolto innata, sempre accompagnata dal sorriso. Anche quando l’interlocutore pronunciava tesi e argomentazioni lontane dai suoi punti di vista.
Dell’altro l’aspetto serioso e il portamento elegante. “Riesce a registrare l’ordinazione di un cliente anche nei momenti in cui è intento a occuparsi di qualcun altro” diceva mio padre quando ne parlava.
Diverse personalità, modalità diversamente autorevoli di governare l’esercizio. E la clientela. Con un comun denominatore: il rispetto e la considerazione verso il prossimo che andavano oltre il formale rapporto tra titolare e cliente, e la consapevolezza che il cliente avesse quasi sempre ragione.
          Se ne sono andati a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. In uno dei periodi più complicati per la comunità samughese. Un pezzo di storia locale è volata via per sempre. E quando due figure così stimate vengono a mancare prematuramente, viene da pensare che la loro presenza lassù fosse proprio indispensabile. Ma chi li ha conosciuti e apprezzati li avrebbe voluti ancora qua per tanto e tanto tempo ancora.
Adiosu Mario. Adiosu Piero.

A.M.

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